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TRAFFIC - (Sometimes i feel so) uninspired

Scrittura e traduzione nel segno del dialogo fra la cultura italiana e quella slovena

16. 03. 2012 14:42


Questi i temi al centro, ieri sera a Capodistria, di un incontro organizzato dalla Biblioteca centrale che ha visto protagonisti due autori-traduttori che operano in città, l'uno di lingua italiana, l'altro di lingua slovena.

 

 

di Ornella Rossetto

 

 

Oscuri cottimisti della mediazione culturale, "autori invisibili". Sono i traduttori, "coloro che ci hanno permesso di comprendere - ha scritto l'americano Paul Auster - che tutti noi, in ogni luogo della terra, viviamo in un unico mondo". Opera, la loro, tanto più preziosa quando serve ad incrementare l' interesse - a volte modesto - che riscuotono in Slovenia gli autori italiani. E' il caso di Gašper Malej, sloveno di Capodistria, apprezzato traduttore di scrittori come Pier Paolo Pasolini e Dario Fo, Cesare Pavese e Antonio Tabucchi ma anche del friulano Pierluigi Cappello.

Da anni Malej, autore in proprio di alcune raccolte di versi, ha instaurato una felice collaborazione con Marco Apollonio, scrittore capodistriano di lingua italiana e a sua volta traduttore, ma in primis, com'egli stesso dichiara, gran lettore, che firma la prefazione delle traduzioni. Da qui l'occasione offerta dalla Biblioteca centrale di conoscere più da vicino il loro lavoro e la loro attività creativa, i progetti già realizzati e quelli in corso, come la traduzione - supportata dall'Unione Italiana - della polese Nelida Milani, di prossima uscita. L'attrice Jessica Acquavita ha letto alcuni testi di Marco Apollonio; Elis Deghenghi Olujić, dell'Università di Pola, ne ha tracciato un profilo critico, ricordando in particolare i racconti gialli riuniti nel volume Edit "L'altra parte del cielo", che, insieme alle prove precedenti, collocano Apollonio fra i nuovi autori della letteratura italiana dell'Istria. Gašper Malej ha proposto un saggio delle sue traduzioni di poesia ed ha affermato che i traduttori sono un po' come i musicisti, degli interpreti dei loro autori, condividendo con Elis Deghenghi Olujić l'idea che la traduzione sia un fatto empirico e non teorico, essenzialmente perché "la lingua è una questione viva".