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Promesse da destra e sinistra in vista delle prossime elezioni in Italia

08. 01. 2018 13:21


Inizia il conto alla rovescia per quanto riguarda le elezioni politiche in Italia che si terranno il prossimo 4 marzo. Liste, simboli, ma anche il programma e lo statuto: sono diversi gli adempimenti che i partiti dovranno compiere nei prossimi giorni per partecipare alle elezioni e fervono gli incontri per decidere programmi e redigere l'elenco dei candidati nei collegi uninominali e di quelli nei listini proporzionali, da depositare il 29 gennaio.

 

 

di Barbara Costamagna

 

“Non disperdiamo il vantaggio”. Con questo proposito ha preso il via il vertice Berlusconi, Salvini e Meloni che si sono incontrati ieri per discutere l’accordo che dovrebbe vedere uniti quattro partiti del centro destra il prossimo 4 marzo, che secondo gli ultimi sondaggi dovrebbero così ottenere la maggioranza. Una prospettiva che arride ai tre leader che hanno già iniziato a promettere all’elettorato l’eliminazione della legge Fornero e il taglio delle tasse. Promesse che si aggiungono alle molte che in queste ore iniziano a fioccare da più parti. Sempre ieri il leader di Liberi e uguali Pietro Grasso, all'assemblea nazionale in corso a Roma ha annunciato che in caso di vittoria il suo partito si impegna a tagliare le tasse universitarie, mentre per quanto riguarda il canone Rai Grasso promette unicamente una riduzione. A voler eliminare la tassa sul servizio informativo pubblico è invece Renzi e il suo Pd che rilancia la proposta di abolizione del canone, sostenendo che così il servizio pubblico diventerebbe competitivo, togliendo terreno alle reti Mediaset. Meno tasse sono la promessa anche del Partito democratico, che viene, però, in qualche modo smentito dal Premier uscente Paolo Gentiloni che parlando in diretta tv della campagna elettorale in corso ha commentato che "non è la stagione delle cicale (…) ma è il tempo di non disperdere i risultati ottenuti". In tanto la campagna entra nel vivo anche con attacchi mirati ai candidati come quello a Pietro Grasso, che secondo la dirigenza Pd dovrebbe al suo ex partito più di 80 mila euro che il presidente del Senato avrebbe dovuto versare mensilmente. Un’accusa che Grasso rigetta, definendola infondata.