Monumento commemorativo e cimitero delle vittime del Genocidio di Srebrenica a Potočari. Foto: Reuters
Monumento commemorativo e cimitero delle vittime del Genocidio di Srebrenica a Potočari. Foto: Reuters
Intervento di Amor Mašović all' Università del Litorale
Intervento di Amor Mašović all' Università del Litorale. Foto: RTV SLO

Sono trascorsi due decenni dai terribili eventi di Srebrenica, il luogo in cui nel 1995 le milizie serbe guidate dal generale Ratko Mladić separarono dalle loro famiglie 8372 bosniaci musulmani, per lo più uomini e ragazzi, che vennero poi trucidati e sepolti in fosse comuni. Divenuta il simbolo degli eccidi compiuti su gran parte del territorio bosniaco durante il conflitto scoppiato nell’aprile del 1992, Srebrenica è solamente uno dei luoghi in cui sono avvenuti i massacri che hanno causato la scomparsa di più 32 mila persone.

A meno di un mese giornata dalla giornata del Ricordo del genocidio di Srebrenica, proclamata nel 2009 con una risoluzione dell'Unione Europea, – direttore dell'Istituto per le persone scomparse di Bosnia ed Erzegovina - è intervenuto all’Università del Litorale per esporre agli studenti ed al pubblico interessato quanto è emerso in due decenni di ricerca ed identificazione dei resti delle persone di cui vennero perse le tracce negli anni del conflitto bosniaco. Durante l’incontro - parte del ciclo d’eventi organizzati dagli istituti “Averroes”, “Pogreb ni tabu” e “Krog” per commemorare l’anniversario del genocidio di Srebrenica - Mašović ha spiegato che sono ben 36 i comuni della Bosnia ed Erzegovina in cui vennero consumate azioni di pulizia etnica. Ad oggi, sono stati ritrovati i resti di circa 26.000 persone.

“La situazione è migliorata”, ha spiegato Mašović; “sono numerosissimi i resti ritrovati, identificati e sepolti con dignità. I famigliari delle vittime hanno così potuto porre la parola fine ad una lunghissima e straziante attesa”. Ma il lavoro di ricerca e identificazione non ha avrà mai fine, ha ribadito Mašović. Le minuziose analisi hanno fatto emergere, infatti, che durante la guerra i cadaveri degli uomini massacrati sono stati trasferiti più volte. I loro corpi esumati sommariamente sono stati risotterrati in fosse comuni, distanti alcuni chilometri da quelle primarie. Queste operazioni, portate avanti – si presume – per nascondere le tracce dell'eccidio, hanno fatto sì che i resti delle persone uccise siano stati sepolti in luoghi diversi. “Immaginate di dover dare la notizia del ritrovamento di parte della tibia del figlio ad una madre, e poi – dopo sette o dieci o vent’anni – ritornare dalla stessa donna per informarla di aver trovato parte dell'avambraccio del ragazzo. Lei stessa sarà costretta, ancora una volta, a rivivere il dolore della perdita”, ha spiegato Mašović portando solo un esempio delle migliaia di casi registrati, ribadendo l’impossibilità – in molti casi – di trovare tutti i luoghi d'inumazione. “Si tratta di un genocidio compiuto non soltanto nei confronti delle vittime, ma anche dei sopravvissuti”, ha aggiunto Mašovič, concludendo: “ Ecco perché Srebrenica è un genocidio che continua”. Parlando di fronte ad un’aula universitaria gremita, Mašovič ha ricordato che il genocidio, nonostante sia stato riconosciuto come tale dalla giustizia internazionale, è ancora negato da una parte del mondo politico bosniaco. “È importante perciò non usare eufemismi per descrivere i fatti di Srebrenica, né dimenticare le migliaia di persone uccise durante il conflitto,« ha spiegato ancora Mašovič che si è rivolto ai presenti invitandoli a visitare il Monumento al ricordo del genocidio di Srebrenica a Potočari. “Lascerete quel luogo come persone migliori”, ha concluso.


Il servizio su Radio Capodistria: