Foto: MMC RTV SLO
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Al primo turno delle presidenziali di ieri in Slovenia ha vinto l’ astensionismo. Detto questo il dato che emerge è soprattutto politico, visto che alla vigilia era abbastanza scontato che il presidente uscente Borut Pahor non avrebbe avuto nessuna difficoltà con gli altri concorrenti.

Un po’ meno scontato il secondo turno e i voti racimolati da Marian Šarec, il candidato della sinistra storica slovena, con in testa l ‘ ex presidente Milan Kučan, quella che, per intenderci, non accetta le esternazioni centriste e di destra di Borut Pahor. Dunque, dalla lettura politica del voto di ieri emerge la difficoltà in cui si trova la sinistra slovena, che deve accontentarsi di Borut Pahor, un ex comunista che si trova a proprio agio in ogni vestito. Chi non si accontenta di Pahor ha probabilmente trovato in Šarec il papabile candidato premier da piazzare alle politiche del prossimo anno, secondo l’ormai consueta formula del volto nuovo per una vecchia politica, come lo fu a suo tempo il sindaco di Lubiana Janković e, di recente, Miro Cerar che con il suo candidato ieri ha subito una dura sconfitta. Difficoltà emergono anche a destra dove i partiti storici non riescono a formulare una politica comune e separatamente sono destinati a non impensierire più di tanto la sinistra. L’ esito del secondo turno appare abbastanza scontato. Scontata anche l’ insoddisfazione degli elettori, stanchi dei volti vecchi e scettici di quelli nuovi, che nascondono una politica vecchia.