Si è chiuso in un clima positivo il primo incontro fra Pd e Movimento 5 Stelle sulla formazione del nuovo governo in Italia. I 5 stelle hanno però posto come pregiudiziale il via libera al taglio dei parlamentari, mentre il Pd chiede garanzie sulla legge di bilancio. Entrambi i partiti devono fare i conti anche con le divisioni interne. "Non ci sono problemi insormontabili": si è chiuso in un clima positivo il primo contatto fra le delegazioni di Pd e Movimento 5 Stelle.
Il capogruppo Pd alla Camera Graziano Delrio, al termine dell'incontro fra i capigruppo dei due partiti, ha confermato che "C'è stata un'ampia convergenza sui punti dell'agenda ambientale e sociale". "C'è un lavoro molto serio da fare sulla legge di bilancio, e sulle priorità" ha aggiunto.
Il Pd ha però chiarito di voler essere l'unico interlocutore dei 5 Stelle in questa fase, evitando la cosiddetta "politica dei due forni", attuata dal partito di Di Maio un anno fa.
Il clima positivo è stato confermato anche dai 5 Stelle, che però hanno posto in primo piano "il taglio dei 345 parlamentari come punto fondamentale e propedeutico", chiedendo "garanzie su questo aspetto". Proprio questo però potrebbe essere uno dei punti critici della trattativa.
Il confronto rimane estremamente complicato, ma la voglia di trovare un'intesa sembra esserci, e al momento il segretario del Pd Nicola Zingaretti sembra dover guardare più all'interno del proprio partito. Il clima di armonia nel Pd, sancito dal voto all'unanimità del documento programmatico, ha avuto vita breve: l'area che fa capo a Matteo Renzi accusa Paolo Gentiloni, presidente del partito, di lavorare per far fallire l'ipotesi di un nuovo governo. Una tesi che è stata immediatamente bollata come "ridicola e offensiva", dal segretario Zingaretti, che ha fatto un appello "alla responsabilità, fermando questo continuo proliferare di comunicati, - ha detto - battute, interviste che mettono tutto a rischio e logorano la nostra credibilità".
Il commento dei 5 Stelle non si è fatto attendere: "Questi già litigano, li conoscevamo abbastanza, purtroppo", ha detto Luigi Di Maio, invitando il Pd a chiarirsi le idee. Lo stesso Movimento 5 Stelle però è diviso: alcuni parlamentari spingono per un dialogo con la Lega e minacciano di non votare il nuovo governo e c'è anche chi, come Alessandro di Battista, chiede di andare al voto.
La Lega intanto resta alla finestra: l'invito ai 5 Stelle a ritornare al dialogo e ricostruire il governo gialloverde rimane valido, mentre Matteo Salvini attacca. "Qualcuno sta pensando di riportare al governo chi gli italiani hanno cacciato dalla porta". "Le vie del Signore e della Lega sono infinite: non si può rivedere al governo le Boschi e i Renzi - ha aggiunto -, c'è un minimo di dignità da preservare".

Alessandro Martegani

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