Mano nella mano davanti alla foiba e al cippo dei fuciati sloveni i due presidenti Segio Mattarella e Borut Pahor. Un gesto fortemente simbolico che sottolinea ulteriormente la volontà dei due capi di stato di procedere uniti sul cammino della riconciliazione. Due cerimonie molto simili, brevi ma intese, il tempo per la deposizione, da parte di due corazzieri, delle corone di fiori con due nastri che simboleggiavano le bandiere italiane slovena; sistemati, come da protoccollo, dai due capi di stato, che hanno poi reso omaggio alle vittime in religioso silenzio.

Mattarella e Pahor sono rimasti davanti all'ingresso della foiba in silenzio per un minuto circa. Al termine, prima di risalire in auto i capi di stato si sono fermati a parlare per qualche istante. La storia non si cancella, la sofferenza sia patrimonio comune, è stato rilevato. Storica la visita di un statista della dissolta ex Jugoslavia alla foiba, è la prima volta che succede, e un stretta di mano pubblica, forse anche non prevista dal cerimoniale, che arriva dopo il lungo periodo di lockdown.

La visita di Pahor alla foiba è stata contestata da un gruppo di persone, in rappresentanza di associazioni di Italia e Slovenia , la "13 luglio" e l' Iniziativa civica per il Litorale, che prima al valico di Fernetti e poi al monumento dei quattro fucilati anrtifascisti sloveni hanno espresso tutto il loro disappunto, definendo il presidete Pahor un traditore. Attimi di tensione quando alcuni rappresentanti delle forze dell'ordine, in un primo momento, non hanno permesso loro di avvicinarsi alla spianata perchè non in possesso delle autorizzazioni necessarie. Siamo qui come liberi cittadini, hanno rispsoto. Una donna è riuscita anche a deporre un fiore davanti al cippo.

Nutrite le delegazioni presenti nei due momenti di Basovizza, autorità cittadine, regionali, religiose, i ministri delle due Repubbliche, esponenti delle minoranza slovena in Italia e della italiana in Slovenia. Le associazioni degli esuli presenti solo alla foiba. (ld)

Foto: Radio Capodistria/Quirinale.it
Foto: Radio Capodistria/Quirinale.it