“Se Vogliono che la lotta alla pandemia abbia successo, Bisogna essere chiari con i cittadini, chiari fra istituzioni e remare tutti nelle stessa direzione, e io questa chiarezza non la vedo: non abbiamo nemmeno a disposizione l’algoritmo con cui vengono elaborati i parametri”.
Lo sfogo del Presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che ha deciso di ritirare la propria ordinanza e accusato il governo di aver messo la sua regione in zona arancione nonostante i dati in miglioramento, è forse il simbolo della distanza che si sta creando fra i presidenti delle regioni e il Governo centrale nell’approccio alla lotta alla pandemia.
Non è solo Fedriga infatti ad attaccare le decisioni del ministero della Salute, che nel giro di poche ore ha fatto passare regioni come la Campania e la Toscana da gialle a rosse, ed Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Marche da gialle ad arancioni.
Al centro della reazione dei governatori c’è sempre il tanto evocato quanto oscuro algoritmo, con cui vengono elaborati i 21 parametri relativi all’epidemia: un meccanismo che secondo le rassicurazioni del Governo avrebbe dovuto garantire oggettività alle scelte, ma che nessuno conosce in realtà, alimentando le accuse al governo Conte di decidere in maniera incomprensibile se non addirittura con una motivazione di parte, anche se ad essere insoddisfatte sono sia regioni di centro destra sia di centro sinistra.
Fedriga ha annunciato per oggi la richiesta di convocazione della Conferenza delle Regioni, per chiedere trasparenza al Governo, ma non è l’unico ad attaccare.
Quello più duro è stato ancora una volta il Presidente della Campania, Vincenzo De Luca, che al contrario ha accusato il Governo di non aver agito per tempo, e ha sottolineato la difficoltà nel comprendere come possa essere possibile che la sua regione sia passata da zona gialla a rossa in tre giorni, pur avendo dati stabili. Il Governatore della Toscana Eugenio Giani si è detto “amareggiato per il passaggio a zona rossa”, nonostante i dati in miglioramento. In Liguria Giovanni Toti ha detto di voler chiedere al Governo di far uscire dalla zona arancione la Liguria “appena i numeri lo consentiranno”.
La risposta del Governo però è stata tutt’altro che diplomatica, accusando più meno apertamente i governatori di aver prima chiesto all’esecutivo di decidere, e poi di contestare ogni restrizione: il ministro delle regioni Francesco Boccia ha parlato di “scorrettezze di alcuni governatori” che fanno lo scaricabarile, mentre il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha attaccato frontalmente De Luca, auspicando una revisione dell’assegnazione di poteri fra Stato e regioni. La replica del governatore, che ha chiesto l’intervento del premier Conte, è stata immediata: “Non è tollerabile – ha detto - che un ministro si metta a fare sciacallaggio sulla base della più completa ignoranza”.
Il rischio paventato da molti governatori, accanto alla distruzione del tessuto economico, è però anche la frattura del rapporto di fiducia fra istituzioni e cittadini, che continuano ad organizzare manifestazioni anche nelle aree rosse: a Roma e a Torino ci sono stati dei fermi per proteste non autorizzate contro le misure anti-Covid.
Alessandro Martegani

Foto: MMC RTV SLO
Foto: MMC RTV SLO