Lo stato d'emergenza è in vigore nella capitale e in diverse regioni del Paese. Il presidente Sebastián Piñera credeva che la crescita a livello macroeconomico, con un Pil in costante aumento e un reddito medio pro-capite di 20.000 dollari l'anno bastasse per rendere il Cile un'isola felice in America Latina. La realtà però differisce dalla sua idea. La popolazione è stanca di subire continui rincari nel costo della vita, nei prezzi delle case, in tutti i beni e servizi, aumenti non corrisposti dall'aumento dello stipendio medio, con i salari che restano bassi. Ed è bastato il rincaro del biglietto della metropolitana, di cui giornalmente fruiscono 3 milioni di persone, a far scatenare il malcontento popolare.

Da venerdì, infatti, gruppi di attivisti hanno lanciato l'iniziativa dell'evasione totale del biglietto di autobus e metro. La protesta si è trasformata in guerriglia urbana, con stazioni della metro devastate. Secondo le stime del governo i danni ammonterebbero a 300 milioni di dollari. Gli atti di violenza sono sempre più frequenti. Dopo l'incendio al palazzo dell'Enel, che ha distrutto il grattacielo ma senza causare vittime, ieri un altro rogo è costato la vita a 5 persone. Una fabbrica di abbigliamento è stata data alle fiamme nella periferia di Santiago.

Il coprifuoco decretato sabato è il primo dal regime di Augusto Pinochet, di cui l'attuale capo di stato è stato ministro dell'Economia nei primi tempi della dittatura. Dalla caduta di Pinochet, in Cile c'è stata un'alternanza abbastanza equilibrata tra destre e sinistra. Ora, però, i disordini nel Paese hanno imposto una sorta di ritorno al militarismo. Dallo scoppio dei disordini le autorità hanno arrestato 1462 persone, delle quali 614 nella capitale e 848 in altre aree del Paese.


Cimador Corrado


Foto: Reuters