Ci sono "probabilità molto alte" che l'attacco al petrolio saudita sia stato lanciato con missili cruise da una base iraniana in Iran, vicino al confine con l'Iraq. È quanto emerge dalle indagini degli investigatori americani e sauditi che basandosi sulle informazioni raccolte, escludono il coinvolgimento dello Yemen. Le traiettorie dei missili non sono infatti compatibili con un lancio da sud e in particolare da postazioni così lontane. Intanto, gli insorti yemeniti Huthi, ritenuti vicini all'Iran, che hanno rivendicato gli attacchi alle raffinerie saudite, avvertono le compagnie petrolifere straniere e i loro dipendenti di "stare lontani dalle raffinerie di Abqaiq e Khurais", affermando che tali obiettivi sono ancora nel loro mirino. Nel frattempo, il presidente americano Trump ha dichiarato di attendere gli esiti delle indagini, ma di essere pronto alla guerra con l'Iran nel caso si dimostrasse un coinvolgimento di Teheran. "Non voglio una guerra con l'Iran, cercherò di evitarla, ma gli Usa sono pronti con le migliori armi, jet, missili e altri sistemi"-ha comunicato Trump dalla Casa Bianca. Dal canto suo, l'Arabia Saudita ha fatto appello alla comunità internazionale per fermare con decisione offensive di questo tipo. Secondo il re saudita, Salman non si è trattato solamente di un attacco alle infrastrutture petrolifere del paese, ma anche di un tentativo di mettere a rischio la fornitura di greggio nel mondo. Gli attacchi coi droni sono stati condannati anche dalla Cina.

Danijel Konestabo

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