"Se cercherete di bollare la nostra operazione come un'invasione, il nostro compito sarà molto semplice: apriremo le porte e vi manderemo 3,6 milioni di migranti", ha dichiarato il capo dello Stato turco, Erdogan, in un discorso al parlamento di Ankara, precisando che l'obiettivo dell'operazione è quello di impedire al confine il passaggio dei terroristi. Poi ha affermato di voler "rassicurare" il mondo eliminando lo Stato islamico. Solo quest'oggi sono stati "neutralizzati 109 terroristi", ha detto ancora Erdogan.
Intanto anche in Turchia è scattata repressione interna contro i commenti ostili all'offensiva. La procura di Ankara ha aperto un'inchiesta per propaganda terroristica nei confronti dei co-leader del partito filo-curdo HDP, terza forza nel parlamento turco. Finora sono 78 le persone indagate per i loro post sui social.
Nel contempo, fonti militari turche hanno reso noto di aver "liberato dai terroristi" due villaggi "a ovest di Tal Abyad", uno dei principali punti d'accesso dell'incursione della Turchia contro i curdi. Si tratta delle prime aree curde passate sotto il controllo di Ankara.
Preoccupato il portavoce della Federazione curda della Siria del Nord: "Rischiamo un genocidio, ci sono 11 mila combattenti tra cui jihadisti. E quando entrano in una città, uccidono i civili. Soprattutto nelle città curde".
Anche la Slovenia si dice fortemente preoccupata per l'operazione militare della Turchia contro le milizie curde nella Siria nord-orientale, che potrebbe minacciare non solo la stabilità della regione ma anche i grandi progressi fatti nella lotta contro il Daesh e le altre organizzazioni terroristiche. L'offensiva turca sta inoltre minando il processo politico che riguarda la risoluzione della crisi siriana, minaccia le vite dei civili e peggiora ulteriormente la situazione umanitaria nel Paese. Tutto ciò potrebbe portare ad un nuovo esodo di massa della popolazione. La Slovenia invita la Turchia a fermare l'operazione militare unilaterale, a proteggere i civili e a rispettare il diritto umanitario internazionale.


E. P.

Foto: Reuters
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