Giornalisti, avvocati, manager, attivisti per i diritti umani, complessivamente circa 50 mila persone, spiati da governi "autoritari", attraverso un software israeliano per intercettare i cellulari e ascoltare le conversazioni. È quanto emerge da un'indagine condotta dal Washington Post e altre 16 testate internazionali, tra cui il britannico The Guardian. Il software, venduto dalla società israeliana NSO Group e denominato Pegasus, è stato creato per consentire ai governi di seguire terroristi e criminali. La società in questione ha sempre sostenuto che dopo aver venduto il software a governi accuratamente selezionati, non ne ha più il controllo operativo, né ha accesso ai dati delle persone spiate. Il software sarebbe stato usato tra l'altro dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti per prendere di mira i cellulari di persone vicine a Jamal Khashoggi, il giornalista saudita del Washington Post ucciso nel 2018 nel consolato dell'Arabia Saudita a Istanbul. Complessivamente sarebbero state almeno 37 le persone legate al reporter ad essere state spiate con il software incriminato. Tra i governi chiamati in causa, l'unico in Europa è quello dell'Ungheria, che avrebbe usato la tecnologia sviluppata da NSO nell'ambito della sua guerra ai media, prendendo di mira i giornalisti investigativi ma anche il ristretto circolo di manager dei media indipendenti. Budapest ha già negato ogni addebito.
I numeri di telefono che potrebbero essere stati messi sotto controllo si trovano in 45 Paesi; nella sola Europa sono oltre mille i telefonini che potrebbero essere stati spiati.
Nei prossimi giorni i media collegati all'inchiesta pubblicheranno i nomi di alcuni dei potenziali obiettivi dello spionaggio, tra i quali - secondo il Guardian - ci sono centinaia tra uomini d'affari, autorità religiose, accademici, operatori di Organizzazioni non governative, sindacalisti, funzionari governativi, ministri, presidenti e primi ministri.

Delio Dessardo

Foto: MMC RTV SLO/Foto: EPA
Foto: MMC RTV SLO/Foto: EPA