Dopo settimane di tensione ora la crisi in Bolivia è definitiva. Evo Morales si è dimesso dalla presidenza ed ha lasciato La Paz, sede del governo.

A convincere il presidente Morales alle dimissioni è stata la presa di posizione dell'esercito, prima di questa aveva insistito che la Costituzione lo teneva in sella e che mandarlo via sarebbe stato un golpe.

Eletto per la prima volta nel 2006, Morales nel 2015 dichiarò che si sarebbe candidato alla presidenza per una quarta volta, anche se proprio la Costituzione lo vietava, scatenando le ire del popolo boliviano. Sottopose quindi la scelta a referendum, dove perse, ma decise, ancora, di rivolgersi alla Corte Suprema, ottenendo la modifica costituzionale che gli ha aperto la strada alle urne.
Infine, l'ultima svolta: il rapporto dell'Organizzazione degli Stati Americani (OEA) che ha ufficialmente riconosciuto i brogli elettorali, ha definitivamente costretto Morales ad annunciare nuove elezioni, anche se il leader dell'opposizione, Carlos Mesa, aveva replicato che non vi era nulla da negoziare, obbligando l'ormai ex presidente alla fuga, dopo che anche l'esercito ha appunto preso posizione contro di lui.

Già da giorni Morales non era comunque in grado di governare, bloccato nel Palazzo presidenziale, perché la polizia boliviana aveva aderito alla protesta contro il governo.
Inoltre, Luis Fernando Camacho, leader indiscusso del movimento dei comitati civici ha dichiarato: "E' confermato! Esiste un ordine di cattura per Evo Morales!", aggiungendo: "I militari gli hanno tolto l'aereo presidenziale e lui è nascosto nel Chapare, e lo cercano! Giustizia!".
Tuttavia, il capo della polizia ha smentito che l'ex presidente sia ricercato dalle forze dell'ordine.

Quindi nonostante la Bolivia goda di una crescita economica molto solida da anni e di una riduzione significativa della povertà, a porre fine all'avventura di Morales, l'ex leader dei cocaleros, l'umile coltivatore di piante di coca diventato il simbolo del riscatto per milioni di poverissimi, sono stati l'autoritarismo e gli eccessi personalistici che lo hanno reso inviso al proprio popolo.

Davide Fifaco

Foto: Reuters