I tweet di numerose testate giornalistiche serbe verranno accompagnati dall'indicazione che si tratta di giornali, radio e tv "sponsorizzati dal governo", per segnalarne la dipendenza politica o economica dalle stanze del potere a Belgrado.
La decisione del social network americano Twitter, arrivata giovedì scorso, fa nuovamente suonare il campanello d'allarme sullo stato della libertà di stampa in Serbia, sul cui progressivo deterioramento hanno allertato di recente sia il Parlamento europeo che Reporter senza frontiere.
Una decina i media coinvolti, da quotidiani come Politika, Kurir o Informer, all'agenzia stampa Tanjug, per arrivare all'emittente pubblica RTS e ai canali TV Prva e B92, tutte testate note per l'atteggiamento estremamente positivo nei confronti del governo serbo.
Già nel 2020 Twitter aveva cancellato in Serbia più di ottomila account falsi, impegnati con milioni di tweet ad attaccare chiunque criticasse l'azione del presidente, Aleksandar Vučić, e del suo Partito progressista serbo.
Proprio lo stesso presidente ha criticato aspramente la decisione di Twitter, che ha accusato di "censura": per Vučić, dominatore incontrastato della scena politica serba da un decennio, è infatti assolutamente normale che i media "collaborino con il governo".
Polemicamente, Vučić ha poi invitato il social network ad oscurare anche il suo account personale. "Così diventerò un nuovo Trump", ha dichiarato il capo dello Stato serbo: l'ex presidente americano, da sempre molto attivo sui social media, è stato infatti escluso dalla piattaforma a inizio 2021, con l'accusa di aver incitato la folla alla violenza durante l'occupazione del Congresso a Washington.


Francesco Martino

Foto: Reuters
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