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Difesa ordinata, squadra compatta, ripartenze veloci e pungenti da una parte, uno sterile possesso palla dall'altra. Il Rijeka batte così la Dinamo Zagabria per 3-1 nella finale di Coppa di Croazia, disputata a Pola. La partita si è disputata in una bella cornice: tanti cori, qualche fumogeno, tribune gremite (soprattutto da tifosi, ma anche da forze di polizia).

Passati in vantaggio con un gol di rapina di Čolak, i fiumani raddoppiano con Halilović, che insacca sugli sviluppi di una bella azione di Kvržić: l'ala destra chiuderà i conti nel finale con un sinistro all'incrocio dei pali. Nonostante l'ingresso in campo di Gavranović, fischiato dai suoi ex tifosi, nella ripresa la formazione zagabrese riesce solo a segnare il gol della bandiera con Oršić, sugli sviluppi di un'azione confusa. Di seguito Olmo si fa parare un rigore da Sluga, che commenta così la vittoria: "Una grande emozione, una grande partita, erano loro i favoriti e lo sapevamo, ma abbiamo giocato come se lo fossimo noi: abbiamo creato tante occasioni, le abbiamo trasformate e ci siamo difesi bene - analizza l'ex allievo della scuola elementare italiana di Parenzo - per cui è un grande momento per noi, per la città, per il club ... è davvero una sensazione bellissima!".

La delusione della Dinamo Zagabria si percepisce nelle parole del centravanti Petković: "Abbiamo creato tanto e concesso poco, però loro lo hanno trasformato in 3 gol: è stata una partita un po' strana, non posso dire che loro hanno meritato, però voglio comunque congratularmi perché hanno giocato al massimo e sono riusciti a vincere questo trofeo".