Di fronte al pericolo di una riattivazione in grande stile della rotta migratoria balcanica a causa della crisi afghana, i quattro Paesi dell'Europa centrale che si troverebbero maggiormente coinvolti dall'emergenza, ossia Slovenia, Croazia, Austria e Ungheria, di fatto si ritrovano in sintonia. La convinzione di fondo è che si debbano evitare le scene viste nel 2015: niente quindi corridoi per i migranti. L'accoglienza semmai va riservata soltanto a chi in Afghanistan ha aiutato le forze internazionali. Questa posizione di fondo è stata ribadita a Budapest anche dal ministro degli Esteri croato, Gordan Grlić Radman, dopo il colloquio con l'omologo ungherese Peter Szijjarto. La Croazia, ha rilevato il ministro, non vuole che si ripeta il 2015 per cui si opporrà sicuramente a una ripresa delle migrazioni illegali. "Bisogna fare una netta distinzione tra i migranti irregolari e il personale afghano che ha aiutato i soldati della NATO, nei confronti del quale abbiamo un determinato obbligo", ha puntualizzato Gordan Grlić Radman. L'obiettivo di fondo, come ha rilevato il ministro, è fare sì che i profughi vengano accolti nei Paesi limitrofi dell'Afghanistan, dove potrà essere garantita loro la sicurezza. La questione dei profughi dall’Afghanistan, ha puntualizzato il capo della diplomazia di Zagabria, dev'essere risolta a livello globale perché questa è una responsabilità che attiene alla comunità internazionale. La Croazia, finora, ha fatto sapere di essere disponibile ad accogliere una ventina di persone che hanno aiutato le forze dell'Alleanza Atlantica in Afghanistan: si tratta soprattutto di traduttori, di addetti alla logistica e dei loro familiari. L'Europa centrale e orientale, dunque, confermano, anche nel caso della crisi afghana, deve avere un approccio ben diverso all'emergenza migratoria rispetto ai Paesi occidentali, ben più aperturisti nel campo dell'accoglienza.


Dario Saftich

 Foto: Reuters
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