Sarà solo una coincidenza, certo, ma si accoglie con particolare piacere questa nuova edizione slovena di Fulvio Tomizza che arriva ai lettori a pochi giorni dall'anniversario della scomparsa dello scrittore, avvenuta a Trieste il 21 maggio del 1999. L'ultima di una ormai nutrita serie di traduzioni, perché in Slovenia la ricezione della sua opera è stata fin qui notevole: primo vincitore nel 1986 del prestigioso premio letterario Vilenica, Tomizza è in assoluto uno degli autori italiani più tradotti in lingua slovena. Dal Tomizza più specificamente istriano di "Materada" e della "Miglior vita", ai romanzi che della presenza slovena sono la testimonianza più esplicita (come "Gli sposi di via Rossetti" e "Franziska") sino al filone storico (con "Il male viene dal Nord" e "L'ereditiera veneziana" ), i suoi libri hanno conosciuto in ambito sloveno una significativa fortuna. A pubblicare "Il bosco di acacie", uscito originariamente in Italia per Scheiwiller nel 1966, è ora la casa editrice lubianese Slovenska matica, che per la traduzione si è affidata al triestino Primož Sturman, con una nota critica di Katarina Marinčič. Terzo capitolo della "Trilogia istriana", il libro è il malinconico epilogo della vicenda dell'esodo dall'Istria raccontato da Tomizza in "Materada", il suo romanzo d'esordio (del 1960), e nella "Ragazza di Petrovia" (del 1963), e narra dell'approdo - dopo il campo profughi - di una famiglia di esuli istriani nella Bassa Friulana, alle prese con un'altra terra da coltivare, fra nostalgia del passato e di un mondo che non si potrà mai recuperare, e la necessità di costruire una nuova vita, che comunque continua. Un racconto in cui il dramma degli istriani sacrificati alla politica italo-jugoslava viene trasfigurato da Tomizza nel dramma senza tempo di tutti i profughi, con lo sradicamento, la perdita di identità che comporta l'allontanamento forzato dalla propria terra, la ricerca di una nuova patria.