Il quorum necessario sarebbe stato dei due terzi ma gli oppositori, labour in testa, hanno confermato il no, chiedendo al premier tory d'assicurare che non vi sia una Brexit senza accordo nel rispetto della legge che prevede la possibilità di un ulteriore rinvio dell'uscita del Paese dall'Ue. Nel rilanciare la sfida delle elezioni, il premier Johnson ha preso di mira le opposizioni, accusandole di aver invocato a lungo le urne, ma di volerle ora posticipare. "L'unica spiegazione possibile è che abbiano paura di perdere", ha detto Johnson. Immediata la replica del leader laburista Jeremy Corbyn, secondo cui l'opposizione britannica è favorevole al voto, ma non si farà mettere in trappola dal primo ministro tory. Corbyn ha accusato il premier di aver deciso la sospensione del Parlamento da domani per sfuggire allo scrutinio delle sue azioni e di voler "chiudere la democrazia". Al contempo lo ha invitato a rispettare il ruolo del Parlamento e quanto previsto dalla legge no-deal, promossa dal fronte contrario alla linea di Johnson sulla Brexit. Il testo, entrato in vigore dopo la firma da parte della regina Elisabetta seconda, mira a imporre al primo ministro la richiesta di un rinvio dell'uscita del Regno Unito dall'Ue oltre il 31 ottobre nell’eventualità di un mancato accordo con Bruxelles. Per Johnson le opposizioni credono di poter rinviare il divorzio dall'Ue senza chiedere al popolo britannico di dire la sua alle elezioni. Al contempo ha assicurato che il governo continuerà a lavorare su un accordo con Bruxelles, nonostante sia da escludere la possibilità di un rinvio oltre il 31 ottobre. Durante il suo intervento il premier non ha mancato di rendere omaggio allo speaker John Bercow, che nelle ore precedenti alla votazione aveva preannunciato le sue dimissioni in polemica con lo stesso premier.

Maja Novak

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