Nessuna sorpresa. Il Parlamento britannico ha bocciato nettamente l'accordo sulla Brexit siglato tra la premier May e l'Unione Europea. La ratifica è stata negata con uno scarto di 230 schede, 432 i "no", 202 i "si'", una sconfitta molto pesante per il Governo. La prima ministra, dal canto suo, non ha avuto difficoltà ad ammettere la terribile batosta, ma ha anche osservato che sul tavolo non sono comparse altre varianti. Ha poi aggiunto che, se dovesse essere riconfermata nell'incarico, continuerebbe a lavorare per trovare una soluzione soddisfacente. Per ora, dunque, nessuna dimissione. Il leader laburista Jeremy Corbyn però subito dopo la bocciatura dell'intesa ha presentato una mozione di sfiducia all'Esecutivo e auspicato che la Camera dei Comuni emetta il suo verdetto sull'incompetenza del Governo e di chi lo guida. La mozione verrà discussa oggi alla Camera e poi votata alle 20.00 ora nostra. Sono ben 118 i deputati conservatori che hanno votato contro l'accordo con Bruxelles sulla Brexit, sottolineano i media britannici, parlando della maggior ribellione all'interno del partito in epoca moderna. A questo punto possono essere prese in considerazione diverse opzioni, tra cui il rinvio della separazione, che da programma dovrebbe essere effettiva dal 29 marzo, seppure con un periodo di transizione che giungerebbe a scadenza il 31 dicembre 2020, la rottura brutale, ma anche la rinuncia.
Il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker esorta "il Regno Unito a chiarire le sue intenzioni il prima possibile - il tempo è quasi finito. Il rischio di un ritiro disordinato del Regno Unito dall'Ue è aumentato - sottolinea - Anche se non vogliamo che succeda, la Commissione Europea continuerà il lavoro di emergenza per aiutare a far sì che l'Ue sia pienamente preparata" ad ogni evenienza.
I tre punti cruciali dell'accordo bocciato ieri rispecchiano il progetto di intesa stipulato tra Regno Unito e Ue lo scorso 22 novembre e in particolare la questione del "saldo" d'uscita che Londra deve pagare, circa 50 miliardi di euro, garanzie per i cittadini europei che vivono nel Regno e viceversa e niente confine "fisico" tra Repubblica di Dublino e Irlanda del Nord.

Corrado Cimador

Foto: MMC RTV SLO