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Il bullismo è un'esperienza dolorosa. Comporta un impatto negativo sul rendimento scolastico, sulla salute fisica e mentale, sulle relazioni sociali nel corso dell'infanzia e dell'adolescenza. E' un fenomeno che si accosta a quello del mobbing, per i risvolti psicologici che entrambi provocano sulla vittima e avvengono nelle diverse formazioni sociali: sul posto di lavoro, all'interno della famiglia e appunto nella scuola.
Esperienze scientifiche hanno appurato che la, dove avvengono atti di bullismo tra gli alunni si verificano fenomeni di mobbing tra gli insegnanti. Nella fattispecie taluni individui si derogano il diritto ad esercitare sempre e comunque l'autorità di cui sono investiti. La differenza fondamentale è che gli adulti con raffinata intelligenza mettono in atto forme molto sottili e perfide di umiliazione e denigrazione, fogge e metodi del resto difficilmente "dimostrabili" e che comportano un degrado delle condizioni di lavoro compromettendo la salute, la professionalità e la dignità del lavoratore.
Il bullismo è una risposta al sistema sociale, alla disfunzione nelle istituzioni e in altre organizzazioni. La figura più importante in una scuola è il preside, il modo che ha di condurre l'istituto, i valori che veicola, questi si riflettono sul comportamento della maggior parte degli insegnanti. Anche i genitori sono importanti poiché deputati a educare e istruire i figli, fondamentali anche i modi con i quali sono coinvolti a cooperare con la scuola, anziché essere solamente richiamati alla responsabilità quando i figli hanno un comportamento "cattivo".
Studi scientifici ed esperienze dirette in istituti scolastici di Paesi come Danimarca e Svezia rilevano che per contrastare la frammentazione comunitaria, il calo dell'impegno civico e l'individualismo nei rapporti, siano essi di coppia, di famiglia, di amicizia o di lavoro, si deve quotidianamente ricorrere al raggiungimento di un buon livello di empatia in quanto aiuta a creare un clima integrativo e inclusivo.