Rimangono molti i dubbi sul futuro della rappresentanza della comunità slovena in Italia in Parlamento e in generale del Friuli Venezia Giulia.
La riduzione dei parlamentari sancita dal referendum costituzionale provocherà una riduzione da 20 a 12 dei seggi disponibili fra Camera e Senato per la regione, con un prevedibile impatto anche sulle possibilità di un membro della comunità linguistica di staccare il biglietto per Roma alle prossime elezioni.
La ridefinizione dei collegi è stata inserita in un decreto approvato dal Consiglio dei ministri come previsto dalla legge Costituzionale confermata dal referendum: nel testo si prevedono tre collegi uninominali per la Camera, accorpando Trieste e Gorizia, e poi Udine e Pordenone integrato con la montagna friulana, più cinque deputati con il proporzionale in una circoscrizione regionale. Per il Senato una circoscrizione unica per un senatore con il maggioritario e tre con il proporzionale.
Nessuna garanzia per l’elezione di un rappresentare della comunità slovena, ma si tratta comunque ancora di un “esame preliminare” del testo, e lo scenario è basato sul Rosatellum, la vecchia legge elettorale ancora in vigore, che però, secondo i programmi della maggioranza, dovrebbe essere cambiata.
Che i giochi non siano ancora fatti lo conferma anche la senatrice Tatjana Rojc, che ricorda come il dibattito sia in corso e non sia possibile al momento immaginare come sarà definito lo scenario prima di chiarire che direzione prenderà il cammino della riforma elettorale.
Rimane il fatto che assicurare la presenza di un componente della comunità slovena in Italia sarà più complicato, e, vista la non percorribilità al momento di riservare un seggio, per motivi costituzionali, la responsabilità verrà presumibilmente lasciata alla buona volontà delle forze politiche.

Alessandro Martegani

Foto: MMC RTV SLO
Foto: MMC RTV SLO