Negli scorsi giorni ha fatto molto discutere il fatto che il sindaco di Predappio, Roberto Canali, ha negato un contributo di 370 euro per la partecipazione di due studenti al progetto "Promemoria Auschwitz - Treno della Memoria", sostenendo che questa iniziativa vada in una sola direzione, senza tenere conto di altre tragedie come foibe o gulag. Su questa polemica è intervenuto anche il presidente dell'Unione degli Istriani, Massimiliano Lacota, che ha sottolineato come la risposta giusta sarebbe quella di finanziare il viaggio, ampliandolo anche nei luoghi delle foibe e dell'esodo.

Queste le parole di Lacota: “L’errore sta tutto in quella proposta, spiegata anche dal sindaco di Predappio con delle affermazioni di non finanziare il viaggio perché non si fanno anche delle visite in altri posti. Questo secondo me è sbagliato, è proprio un messaggio sbagliato che si dà e quindi è necessario non solo che tutti vedano ciò che è stato l'obbrobrio e la mostruosità dei campi di concentramento nazisti e poi, naturalmente, anche tutto il resto. Però non si può dire 'non ti finanziò il viaggio perché non si vanno a vedere tutti i posti'. Io credo invece che la risposta da dare sia quella di finanziare il viaggio e poi anche di permettere a questo ragazzo e ad altri ragazzi, in un progetto magari più ampio, di vedere anche i posti della Memoria, dell'Esodo, delle Foibe, dei Gulag e tutto quello che uno può mettere. Ma il messaggio dato dal sindaco, così come lui ha espresso con quella sua idea, è il messaggio sbagliato secondo me".

Come Unione degli Istriani avete proposto un viaggio ai campi di concentramento in Germania; una sorta di pellegrinaggio insomma, ma ampliandolo anche ai Gulag sovietici. Non pensa però ci sia il rischio di accomunare tra loro due tragedie molto diverse come sono state la Shoah ed i crimini del comunismo?
"Guardi, la proposta nostra, che è la proposta che farò alla Giunta esecutiva in occasione del prossimo anno, quando si celebrano i 75 anni della Liberazione dei campi di concentramento attraverso l'armata rossa, è di fare un pellegrinaggio. Noi lo abbiamo già fatto in passato, l'Unione degli Istriani ha organizzato diversi viaggi che hanno avuto come meta campi di concentramento, a Buchenwald, oppure il più vicino Mauthausen, Dachau, ed altri posti. Quindi io direi che un viaggio istituzionale, parlo per la regione Friuli-Venezia Giulia, organizzato di comune accordo tra tutte le forze politiche, con una rappresentanza di studenti di tutte le scuole superiori del territorio regionale, sarebbe un bel segnale, che potrebbe essere anche un esempio da seguire. Poi chiaramente non va mai dimenticato, assolutamente, quello che accadde dopo. Quindi la memoria dei crimini del Comunismo, che sono ben documentati in decine e decine di musei e di siti, che si fanno di anno in anno visitabili nei paesi dell'Europa orientale e per quanto riguarda, appunto, le colpe del Comunismo, è quello che va fatto, senza contrapporre memorie diverse ma facendo conoscere tutte le realtà. Quella del Comunismo è una realtà, mi passi questo termine, ancora misconosciuta".

È un momento in cui in Italia ci sono contrapposizioni quasi revisionistiche. Anche la vostra iniziativa potrebbe venir letta in questo modo?

"Ognuno legge quello che vuole, ma le nostre iniziative non sono mai in contrapposizione ad altro. L'Unione degli Istriani è portatrice di una storia, di una tragedia che ha colpito, naturalmente in maniera trasversale, i propri aderenti ed i propri associati, quindi sia la persecuzione nazista sia naturalmente e soprattutto direi quella comunista. Quindi non si tratta di interpretare nel classico 'politically correct' quello che si fa. È un messaggio chiaro che vogliamo lanciare: la memoria della Shoah va preservata, va mantenuta, va assolutamente tramandata alle nuove generazioni. Ma si deve iniziare a fare un percorso interiore, che è quello di includere ciò che il comunismo ha fatto di mostruoso: milioni di morti e privazione delle libertà. Basta vedere il discorso del trentennale del muro di Berlino: è stato celebrato, con più enfasi o meno enfasi, però molto spesso, anche nei servizi televisivi nazionali e parlo di quelli italiani, solo in parte è stato, in qualche modo, ben contestualizzato. Si è parlato di guerra fredda ma molto poco di comunismo. Invece bisogna parlare, in questo caso, effettivamente di comunismo, attraverso i diversi regimi e le forme di questi regimi dei paesi dell'Europa orientale".

Lei cosa ne pensa di queste polemiche di questi giorni riguardo le minacce alla senatrice Segre? Anche ieri, al Consiglio comunale di Trieste, c'è stata una seduta un po' movimentata, perché una mozione urgente di solidarietà alla Segre non è stata approvata.

"Tutte queste cose portano, da un lato e dall'altro della politica, a strumentalizzazioni. È sempre stato così e credo che succederà ancora così perché la politica vive anche e spesso di queste cose. Ora non ho seguito bene la questione; ho sentito naturalmente, ho letto sui giornali. Ho sentito che c'è stato l'abbandono dell'aula da parte dei consiglieri della sinistra. Che cosa ne penso di queste cose? Penso che le strumentalizzazioni non facciano bene, quelle politiche e quelle partitiche in particolare. Poi è chiaro, coinvolgere la senatrice Segre in dibattiti che siano fuori luogo e non ho nemmeno approfondito questa questione della commissione da lei proposta, avevo visto la precedente versione, proposta dalla senatrice Boldrini, però è chiaro che tutte queste questioni possono creare, appunto, queste spiacevoli situazioni. Il fatto che la senatrice debba viaggiare con la scorta alla sua età mi sembra qualcosa davvero di paradossale in qualche misura. In Italia queste polemiche, come detto prima, sono spesso sfruttate dal punto di vista politico e così non dovrebbe essere. Però, tralasciando le polemiche, io credo che la senatrice Segre, in quanto vittima dell'olocausto e quindi di una persecuzione che ha subito debba avere il rispetto di tutti e penso che questo rispetto, al di là di queste contrapposizioni partitiche e politiche, ci sia".

Davide Fifaco

Massimiliano Lacota Foto: Archivio personale