Foto: AP
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Le ultime sono state delle ore intense e pericolose in California, dopo che la spiacevole combinazione di terremoto-tempesta ha colpito la costa, in particolare il sisma che ha centrato la zona costiera di Los Angeles, ma che fortunatamente non ha provocato gravi danni. Hilary è nata come uragano prima di toccare le coste californiane, per poi diventare una tempesta tropicale che si prevede possa avere effetti di vasta portata in tutte le zone colpite, nel deserto del sud-ovest e nella Baja California in Messico. La situazione ha portato il governatore Gavin Newsom a dichiarare lo stato d’emergenza e lo schieramento di migliaia di uomini per i soccorsi. A Los Angeles invece è stato lanciato l’appello di restare a casa, le scuole sono state chiuse e centinaia di voli cancellati. L’allarme è alto più del previsto soprattutto per il recente disastro che ha colpito Maui, nelle Hawaii, dove il sistema adottato non ha funzionato secondo le aspettative. A tal proposito, il presidente Biden è atteso nelle zone colpite dall’incendio, visita che arriva mentre sono sempre più crescenti le pressioni da parte degli attivisti sulla Casa Bianca, affinché quest’ultima dichiari l’emergenza climatica, in modo da poter agire più rapidamente per mitigare le minacce ambientali. Oltre ai conti da fare per quanto riguarda le Hawaii, la California meridionale, costa e entroterra, si è trovata improvvisamente colpita dalla tempesta tropicale Hilary, la prima da 80 anni, che ha toccato delle zone non preparate alle inondazioni, in quanto aride e caratterizzate da anni di siccità. Le autorità locali hanno previsto “inondazioni catastrofiche” anche in alcune zone dell’Arizona e del Nevada, per questo i residenti sono stati invitati a eseguire gli ordini, soprattutto quelli di evacuazione già emanati per alcune comunità.

B.Ž.