Foto: Reuters
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“Abbiamo visto cosa succede quando non abbiamo responsabilità: l’esplosione del terrore di Hamas su una scala che non potevamo immaginare”. Queste le parole di Netanyahu dopo aver garantito di prendere in mano la situazione e la sicurezza di Gaza per un periodo di tempo ancora “indefinito”, nel momento in cui la guerra si concluderà. Il premier è anche tornato a parlare della possibilità di un cessate il fuoco, negandolo nuovamente a meno che non vengano rilasciati i loro ostaggi. Tra le altre questioni toccate dal leader anche gli aiuti umanitari: quasi cento camion sono arrivati a Gaza dal valico di Rafah, come riferito dalla Mezzaluna rossa palestinese. Proprio quest’ultima ha dichiarato di aver ricevuto 93 carichi negli ultimi giorni con cibo, acqua, attrezzature mediche e farmaci. Riguardo questo aspetto Netanyahu ha aggiunto che, quando la sicurezza di Gaza sarà sotto la loro responsabilità, verranno controllate le circostanze, “in modo da consentire ai beni umanitari di entrare, o agli ostaggi di andarsene”; invece parlando delle piccole pause “tattiche” nel conflitto, ha ribadito che un paio ce ne sono state, e che al momento non c’è la possibilità di una tregua vera e propria. A proposito di sicurezza, è intervenuto anche il ministro della Difesa israeliano, affermando che “una volta che la guerra sarà finita, non ci sarà alcuna minaccia alla sicurezza di Israele da parte di Gaza, in quanto il Paese manterrà completa libertà di azione, per rispondere a qualsiasi situazione nella Striscia che rappresenti una minaccia”. Nel frattempo, le autorità di Hamas hanno annunciato oltre dieci mila vittime nella Striscia, tra cui più di quattro mila minori, con un continuo aumento del numero di sfollati in movimento da Gaza verso l’Egitto.

B.Ž.