Se la scorsa settimana abbiamo dedicato spazio a Santorio Santorio, il pioniere di casa nostra in fatto di studi di medicina, oggi la nostra attenzione rimane a Capodistria per parlare di un altro episodio legato alla peste manzoniana, l’epidemia che dilagò in Europa nel 1630. Oltre all’illustre capodistriano, la peste incendiò (così si diceva per queste malattie) anche l’isola giustinopolitana: preziosi sono gli studi di Aldo Cherini che con passione e dovizia di particolari racconta importanti capitoli della storia e delle tradizioni capodistriane, tra cui proprio l’arrivo della peste. Certo è che le prime morti sospette avvennero nel mese di settembre 1630 in casa Mazzoleni, contagiata probabilmente da un nobiluomo proveniente da Venezia, incendiata dal morbo fin dal mese di giugno. La diffusione fu rapida e inesorabile e ben presto fu costituito un lazzaretto fuori dalla cerchia cittadina mentre i cadaveri dei contagiati venivano sepolti nel prato di Semedella. Si calcola che su una popolazione di 4200 abitanti, i morti furono quasi 2000: la peste bubbonica dimezzò la popolazione giustinopolitana in tutti i quartieri della fiorente Atene dell’Istria.
Ma come in tutte le storie c’è un risvolto positivo della medaglia, una traccia che possiamo ancora vedere con i nostri occhi. Se infatti dopo l’orribile peste del 1630 Venezia, come voto per la fine dell’epidemia, eresse la bellissima “Santa Maria della Salute” che con la sua imponente cupola saluta i viaggiatori che provengono ancora oggi dall’Adriatico, a Capodistria il consiglio cittadino il 4 aprile del 1631 deliberò, come ex voto se la peste fosse terminata, la realizzazione di un altare votivo nel duomo della città. Ma liberatasi dal temibile morbo l’impegno nel 1639 si trasformò nell’erezione di un’intera chiesetta nel camposanto di Semedella da dedicare alla Madonna, la Beata Vergine delle Grazie. All’impegno finanziario parteciparono tutti i cittadini, l’intera comunità, e l’incarico fu affidato a Nicolò Carpaccio, maestro muraro, e Pietro Isdrael, esperto falegname. La pietra fu acquistata in una cava di Rovigno e trasportata via mare da due piranesi. La chiesetta venne consacrata il 24 aprile del 1640 con la concessione da parte del papa Urbano VIII dell’indulgenza plenaria.
E oggi? Oggi queste storie sopravvivono in una tradizione che la Comunità degli Italiani Santorio Santorio porta avanti da diversi anni: la festa della Madonna di Semedella. La seconda domenica dopo Pasqua recuperando insieme le scampagnate affacciate sul mare e l’antica devozione delle confraternite, i capodistriani tornano a Semedella con l’intenzione di celebrare la comunità.
E chissà se quest’anno lo faremo silenziosamente tra le quattro mura delle nostre case: l’augurio, naturalmente è un altro!

CordialmenteCIAO

Martina Vocci
Bibliografia (per chi avesse piacere di approfondire)

Aldo Cherini, la peste a Capodistria

https://www.istrianet.org/istria/illustri/cherini/works/capodistria-peste.htm

David di Paoli Paulovic, Un’antica tradizione (per il Centro di Ricerche Storiche di Rovigno)
La Ricerca, CRS Rovigno n.65 giugno 2014 https://www.crsrv.org/la-ricerca-on-line/

http://www.cartaadriatica.it/2017/08/30/unantica-tradizione-capodistriana-la-festa-della-madonna-di-semedella/

Foto: TV Koper-Capodistria
Foto: TV Koper-Capodistria