Sarà un cambiamento non sostanziale, ma comunque importante per le abitudini dei praticanti cattolici italiani: da oggi nella maggior parte delle diocesi italiane è infatti entrata in uso la nuova edizione del Messale Romano.
La nuova versione, la terza, che sostituisce la precedente del 1983, è stata approvata da Papa Francesco lo scorso anno, e modifica il testo delle preghiere più conosciute, quelle recitate dai cattolici osservanti fin da bambini.
La prima novità riguarda la parità di genere, visto che il sacerdote celebrante non si rivolgerà più ai fedeli chiamandoli solo “fratelli”, ma è espressamente previsto che dica anche “sorelle”.
La modifica forse più immediatamente avvertibile riguarda però il testo della preghiera più conosciuta, il Padre Nostro, sottoposta a una traduzione più accurata del testo in greco antico del Vangelo di Matteo: “Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male”, è diventato “Non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male”, ed è stato aggiunto un “anche” fra “rimetti a noi i nostri debiti”, e “noi li rimettiamo ai nostri debitori”.
Sempre per rimanere più aderenti al testo originale è stato modificato il “Gloria”, sostituendo “pace in terra agli uomini di buona volontà” con “pace in terra agli uomini, amati dal Signore”; c’è poi l’indicazione di privilegiare le invocazioni in greco “Kýrie, eléison” e “Christe, eléison”, piuttosto che utilizzare “Signore, pietà” e “Cristo, pietà”.
Novità anche sulla formula del congedo al termine della messa, in cui ai fedeli viene ora detto “andate e annunciate il Vangelo del Signore”, piuttosto che “andate in pace”.
Si tratta di modifiche dettate dalla volontà di stare la passo con i tempi, di rispettare più fedelmente il testo greco, ma anche di mantenere il controllo sui sacerdoti per evitare iniziative personali. Anche la Conferenza Episcopale Italiana ha sottolineato come i sacerdoti non debbano “togliere o aggiungere alcunché di propria iniziativa”: la “propensione a costruirsi una liturgia a propria misura”, non solo “pregiudica la verità della celebrazione – dice la Cei - ma arreca anche una ferita alla comunione ecclesiale”.
Per ora è lasciata libertà alle diocesi se adottare il nuovo messale o continuare con quello vecchio, ma il nuovo testo diventerà comunque obbligatorio in tutte le parrocchie da Pasqua dell’anno prossimo, il 4 aprile 2021.

Alessandro Martegani

Foto: MMC RTV SLO/BoBo
Foto: MMC RTV SLO/BoBo