Foto: MMC RTV SLO
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Un intellettuale a cui la cultura italiana deve moltissimo, un talent scout straordinario, scopritore di Svevo e ambasciatore in Italia dei grandi nomi della letteratura della Mitteleuropa, da Kafka a Musil. Alla figura, affascinante quanto poco nota al grande pubblico, di Roberto Bazlen, Bobi per gli amici, nato a Trieste nel 1902 e morto nel 1965 a Milano, dove era stato tra i gli ispiratori e fondatori della mitica casa editrice Adelphi, Cristina Battocletti, la giornalista friulana di Cividale che ha scritto con Boris Pahor "Figlio di nessuno", ha dedicato un magnifico e densissimo romanzo-verità, frutto di anni di ricerche condotte su carte e materiali in gran parte inediti. Un libro, "Bobi Bazlen. L'ombra di Trieste", uscito per La nave di Teseo, che ha ora vinto il 37.esimo Premio Comisso, il concorso letterario che dal 1979 ricorda lo scrittore veneto, consegnato in questi giorni a Treviso. Insieme a Cristina Battocletti, che si è imposta nella sezione biografia, è stato premiato Michele Cocchi, vincitore nella narrativa con un romanzo dolente e malinconico sull'infanzia abbandonata, "La casa dei bambini" (Fandango), ambientato nell'Italia della Resistenza. E la cerimonia del Premio, promosso dall'Associazione Amici di Giovanni Comisso , con il sostegno, fra gli altri, della Regione del Veneto, il Comune e la Provincia di Treviso, è stata anche l'occasione per annunciare le molte iniziative, nel 2019, per il cinquantenario della morte dello scrittore, uno dei maggiori del nostro Novecento, autore di numerosi romanzi, saggi e libri di viaggio. Come, fra le altre, una mostra in collaborazione con la Fondazione del Vittoriale, sulla sua partecipazione, con D'Annunzio, all'impresa di Fiume, giovane tenente del genio di stanza nella città quarnerina con il suo reggimento. Un'esperienza di cui rimane testimonianza primo libro in prosa di Comisso, "Il porto dell'amore", pubblicato nel 1924.