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"La medicina dello sport è un insieme di specialità mediche a fianco dell'atleta per aiutarlo prima durante e dopo la manifestazione sportiva".

Lo sport si manifesta in varie forme e a vari livelli. Si può dire che gli atleti d'elite ricevono un'assistenza migliore?

"Migliore non so, più completa di sicuro. Dall'altra parte, è impossibile avere le risorse per creare lo stesso tipo di supporto medico a tutti i livelli. Per questo è importante la formazione, dato che consente anche a personale non medico - come allenatori, giocatori e i dirigenti stessi che operano su basi di volontari - di essere preparati a fare quello che bisogna fare. Ma soprattutto a non fare quello che non bisogna fare, per evitare dei rischi ulteriori agli atleti infortunati".

"In Italia abbiamo dei corsi di formazione, che speriamo di portare anche in Europa. Si tratta prevalentemente di gestione delle emergenze e quindi di formazione specifica nell'ambito della rianimazione cardio-polmonare e della defibrillazione, per evitare i casi di morte improvisa. Ma anche della gestione del trauma, sia in termini di riduzione dell'attività e ritorno alla competizione agonistica, che di primo soccorso. Il 50% dei traumi gravi alla colonna avvengono per manovre o trasporti non corretti. In questi casi, meglio non far niente, limitarsi a far si che l'atleta non venga mosso e aspettare che arrivino i soccorsi ben organizzati, preparati e professionali".

Sappiamo che l'attivi fisica e sportiva fa bene alla salute. Esiste un problema relativo alla certificazione degli istruttori?

"L'iter normale dovrebbe essere il seguente: il medico dello sport dovrebbe essere il prescrittore e il tecnico certificato o laureato in scienze motorie il somministratore. E' evidente che debba avere competenze precise: oltre a seguire la prescrizione medica, deve seguire il gesto tecnico, l'esercizio l'intensità in maniera corretta".

Antonio Saccone