Foto: MMC RTV SLO
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La Ferriera di Trieste, lo storico impianto siderurgico di Servola, e' stata cancellata ieri sera. Il governatore della regione, Massimiliano Fedriga, e il ministro delle politiche Agricole, il triestino Stefano Patuanelli, hanno materialmente premuto il bottone per innescare le cariche di dinamite che hanno portato alla demolizione della cosiddetta 'area a caldo' dello stabilimento, quella dove c'erano gli altoforni ed era gia' ferma da due anni. L'adiacente 'area a freddo' con il laminatoio resterà in piedi, con piani di sviluppo che prevedono l'assorbimento degli operai fuoriusciti dalla Ferriera e in attesa di ricollocamento.
Il complesso specializzato fu costruito a fine '800 dalla Società Industriale della Carniola di Lubiana, per la produzione di ghisa e ferrolega destinata a rifornire gli altri impianti siti nell'Impero austro-ungarico. I fuochi d'artificio voluti dall'amministrazione per accompagnare la demolizione, e coprire almeno in parte la coltre di fumo, non cancellano l'amarezza per la fine di 123 anni di storia industriale e sociale. Se da un lato la Ferriera inquinava, dall'altro portava lavoro per un rione che prima era una collina di pescatori e contadini. E ora si interroga sulla prevista riconversione a funzione portuale, con la crisi energetica che incide sui costi dei cantieri e rende il presente piu' incerto.
L'Accordo di programma del Giugno 2020 prevede un polo industriale con oltre 400 occupati e un polo logistico, un nuovo snodo ferroviario e l'allungamento della banchina portuale, con investimenti per 300 milioni di euro, di cui 200 già previsti nel piano industriale del Gruppo Arvedi e 55 stanziati dal ministero dello Sviluppo economico con un contributo a fondo perduto, destinati a un Contratto di sviluppo di tutela ambientale, in parte cofinanziato dalla Regione.