Foto: Radio Capodistria
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Riprendono le riammissioni sul confine italo sloveno e riprende anche il confronto su uno strumento che è stato a lungo contestato dalle organizzazioni umanitarie che si occupano di assistenza agli immigrati e al centro di un ricorso nel 2021.
A confermare la ripresa dello strumento dei respingimenti immediati degli immigrati che varcano il confine fra Italia e Slovenia, era stato il sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco, nel corso di una visita a Trieste. “Il ministro Piantedosi – ha detto - in attesa degli esiti della conferenza di Tirana sui Balcani occidentali e della ridefinizione delle politiche europee sull'immigrazione sia dal mare che dal confine nord-orientale, ha diramato una direttiva alle Prefetture e alla Polizia di Frontiera, affinché sia assicurata una efficiente attività di vigilanza sui confini, in attuazione degli accordi stipulati con Slovenia e Austria negli anni 1996 e 1997 sulle riammissioni”.

“Accogliamo chi arriva in Italia da rifugiato, in modo civile, consentendo solo a chi ne ha diritto di restare: dal mare come dalle frontiere di terra. Non è pensabile accogliere tutti in Italia".

Emanuele Prisco

Le riammissioni, vale a dire il respingimento immediato alla frontiera fino al paese di primo ingresso dei migranti, applicherebbero il trattato di Dublino, ma erano state decisamente criticate da molte organizzazioni umanitarie, che accusavano le forze dell’ordine di non consentire in realtà ai migranti di fare richiesta di asilo e di respingere le persone in ingresso senza rispettare i loro diritti.
Le riammissioni si erano bloccate nel gennaio del 2021, quando una sentenza del tribunale di Roma, poi parzialmente ribaltata dopo un ricorso del ministero degli Interni, ma ora, dopo il cambio di governo, sembrano destinate a riprendere, anzi, sarebbero già riprese da qualche giorno dopo una circolare inviata a tutti i prefetti, anche se in alcuni casi le autorità slovene non avrebbero accettato i migranti perché non era certo che fossero entrati in Italia dalla Slovenia.

“Accogliamo chi arriva in Italia da rifugiato, come già fatto nelle scorse settimane con i migranti del Mediterraneo, in modo civile, - ha detto il sottosegretario - consentendo solo a chi ne ha diritto di restare: dal mare come dalle frontiere di terra. Non è pensabile accogliere tutti in Italia".
L’annuncio ha provocato però le prevedibili reazioni, e se il segretario del Sindacato autonomo di polizia, Lorenzo Tamaro ha valutato in maniera positiva la ripresa delle riammissioni auspicando che “vengano attuate nella maniera più rapida e snella possibile, in modo da scongiurare possibili rifiuti da parte dell’autorità slovena”, il Consorzio Italiano di solidarietà definisce riammissioni “gravemente illegittime per molte ragioni giuridiche”.

Nessuno straniero che chiede asilo alla frontiera italiana può essere semplicemente riammesso in Slovenia come se tale domanda non fosse stata fatta, perché le norme impongono alle autorità italiane di registrare sempre la domanda e attivare la procedura,

ICS

L’Accordo di riammissione tra Italia e Slovenia, - dice l’organizzazione - non è mai stato ratificato, ed è da considerarsi nullo sul piano giuridico, in secondo luogo nessuna riammissione può essere “informale” in quanto, in uno Stato di diritto, ogni azione di qualsiasi pubblica amministrazione, deve consistere in un provvedimento scritto, motivato e notificato all’interessato che deve poter avere il diritto contestare la decisione in sede giudiziaria.

“Nessuno straniero che chiede asilo alla frontiera italiana - aggiunge l’ICS - o nel territorio può essere semplicemente riammesso in Slovenia come se tale domanda non fosse stata fatta, perché le norme impongono alle autorità italiane di registrare sempre la domanda di asilo e di attivare la procedura, compresa quella – prevista dal Regolamento Dublino – per individuare il paese competente ad esaminare la domanda di asilo se si hanno fondate ragioni che non sia l’Italia. La riammissione rappresenta pertanto una chiara violazione del diritto dell’Unione Europea in materia di asilo”.

Alessandro Martegani