Foto: Reuters
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L’accusa di terrorismo per dodici dipendenti dell’Unrwa potrebbe essere fatale. Di fronte alle prove fornite da Israele, l’Agenzia Onu ha reagito aprendo un’inchiesta interna e licenziando gli operatori sospettati, “per proteggere la capacità dell’agenzia di fornire assistenza umanitaria” come ha spiegato il loro segretario generale, assicurando che “qualsiasi dipendente coinvolto in atti di terrorismo sarà chiamato a rispondere, anche attraverso procedimenti penali”. Decisione che potrebbe non bastare per calmare le acque. Infatti, diversi “donatori internazionali” si sono tirati indietro e hanno annunciato il blocco dei fondi, a cominciare dagli Stati Uniti, Australia e Canada, a cui si sono aggiunti Regno Uniti e Finlandia. Una misura che è stata definita “temporanea” mentre vengono “esaminate le accuse e i passi che le Nazioni Unite stanno adottando per affrontarle”. A loro si è unita anche l’Italia, la quale ha annunciato la sospensione dei finanziamenti, ribadendo di essere impegnata nell’assistenza umanitaria alla popolazione palestinese, tutelando la sicurezza di Israele. Anche il Ministro degli esteri sloveno ha espresso preoccupazione per le accuse mosse contro l’Agenzia Onu, dichiarando di aspettarsi un’indagine approfondita e una presa di posizione ferma da parte dell’Unrwa stessa, contro ogni forma di odio e violenza. Non è mancato nemmeno l’intervento del ministro degli esteri israeliano, che dopo aver ringraziato i Paesi che hanno preso la decisione di fermare i finanziamenti, ha chiesto all’Onu di assumere azioni immediate. Il ministro, in conclusione, ha assicurato che Israele farà di tutto purché l’Agenzia delle Nazioni Unite non abbia più ruoli a Gaza nel dopoguerra.

B.Ž.