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Presentato a Capodistria il romanzo 'La velocità di lotta' di Andrea Scarabelli

23. 09. 2013 23:43


È stato presentato ieri sera presso la sala di lettura Fulvio Tomizza della Biblioteca Civica Srečko Vilhar, il primo romanzo del Milanese Andrea Scarabelli dal titolo ‘La velocità di lotta’, pubblicato dalla casa editrice indipendente Agenzia X.

 

di Corinne Brenko

 

 

Nasce da un lavoro certosino, durato quasi cinque anni, il romanzo di Andrea Scarabelli, che, in contrasto al lungo periodo si stesura , porta un titolo che richiama immediatezza e dinamicità. ‘La velocità di lotta’ è un libro che vuole essere letto rapidamente, proprio come la sua storia che accade in fretta, in pochi giorni, tra la periferia Milanese e il nucleo della città lombarda. Al centro i due protagonisti: Diego, un copywriter trentenne, lavoratore precario, una delle menti migliori della sua generazione, che viene sopraffatto però da un’apatia e da una depressione immobilizzanti,; e Carlotta, o Lotta, una quindicenne combattiva, come il suo soprannome, che fa fronte ai problemi famigliari causati dal lavoro dei genitori, creando un mondo tutto suo, vissuto con forza ed energia adolescenziali, nella velocità di un eterno presente. L’incontro tra queste due forze contrastanti crea equilibrio: dà una scossa all’inerte mondo di Diego e indirizza l’energia prorompente di Lotta. Il libro, giocosamente sintetizzato dall’autore, in perfetto stile Twitter, con la frase: ‘il lavoro fa male’, non vuole offrire grandi soluzioni ai problemi che attanagliano la società contemporanea, ma mira piuttosto a far capire l’importanza di mettere in discussione una realtà percepita come opprimente.

‘Il problema sostenzialmente è che sono in tanti, tantissimi, a essere in difficoltà per via di pochi, pochissimimi,’ afferma l’autore, ‘e pensare che questa situazione sia qualcosa di immutabile; mentre è fondamentale – questo dice il libro, al di là degli scherzi –provare a cambiare. Il libro non dice come, perché è una storia, ma dice che vale la pena di provare partendo, magari, dalla propria piccola storia personale. Poi si può provare a cambiare anche qualcosa di più grande’.