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Editoriale

Furio Radin, tra Sabor e Unione Italiana

L’elezione lunedì scorso, con un consenso definito plebiscitario, di Furio Radin a vice-presidente del Parlamento croato è indubbiamente un riconoscimento per il deputato italiano e per la minoranza che rappresenta. Qualche perplessità, tuttavia, è stata suscitata dal modo in cui l’intera operazione è stata realizzata: quasi un “contentino” seguito all’appoggio urgente e necessario alla nuova compagine governativa ovvero al matrimonio tra HDZ e popolari e senza un convinto distanziamento del premier Plenković dalle dichiarazioni, espresse da elementi accadizeta, che lo stesso Radin non aveva esitato a definire razziste e discriminatorie. Da qui la divisione e il pensiero contrapposto tra quanti, anche con un certo orgoglio nazionale, credono che Radin abbia fatto bene ad accettare un ruolo istituzionale importante che darà maggiore visibilità alla componente italiana in Croazia e quanti invece lo indicano come un opportunista, un ipocrita.

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