Foto: BoBo/Borut Živulović
Foto: BoBo/Borut Živulović

E' mancato un comunicato congiunto da parte dei leader dei paesi partecipanti all'iniziativa Brdo-Brioni, ma l'incontro andato in scena nel castello di Brdo è da archiviare nella categoria dei successi. Tutti gli attori coinvolti, infatti, hanno trovato una voce comune su alcune richieste, e in particolare sulla richiesta all'Unione europea di concedere alla Bosnia-Erzegovina lo status di candidato entro fine anno, sulla necessità di introdurre un regime di esenzione dal visto per tutti i paesi dei Balcani occidentali. E, infine, sulla urgenza di avere un sostegno da parte di Bruxelles per fronteggiare la morsa della crisi energetica che è anche crisi economica.
Sotto la regia del presidente Borut Pahor, al suo ultimo appuntamento di questo processo di integrazione dei paesi dei Balcani occidentali nelle istituzioni eruo-atlantiche, è emersa da parte di tutti l'importanza geopolitica di avere stabilità in tutta la regione, motivo per il quale è stato riaffermato il comune impegno al dialogo come unico modo per superare le divergenze.
Divergenze che negli ultimi tempi hanno contrassegnato anche il rapporto fra Lubiana e Belgrado. Il presidente serbo, Aleksandar Vučić, al termine dell'incontro si è intrattenuto con la stampa per sottlineare che le relazioni tra Serbia e Slovenia sono ottime, anche se Lubiana riconosce il Kosovo. Vučić ha affermato, tra le altre cose, che la maggioranza del popolo serbo è contraria all'adesione all'Unione europea, sottolineando come al momento tutti hanno la "bocca piena" dell'integrità territoriale dell'Ucraina, mentre quella della Serbia è stata "stravolta".


Valerio Fabbri