Tra i numerosi gruppi impegnati nello sminamento dell'area, i due erano al lavoro in una zona boschiva distante una decina di chilometri dal primo centro abitato. Nessuna possibilità di scampo per la donna, deceduta all'istante mentre l'uomo è morto all'arrivo dei primi soccorsi. Soccorsi che - come raccontato da alcuni testimoni - ci hanno messo un po' di tempo a raggiungere il luogo della disgrazia proprio a causa del pericolo mine. E' questa solo l'ultima tragedia causata dai residui del conflitto durato dal 1991 al 1995; ricordiamo che solo un mese fa a perdere la vita, questa volta nell'entroterra spalatino, è stato un cacciatore. Si calcola che in 30 anni le mine abbiano ucciso più di 500 persone e ferito oltre 2 mila mentre nelle operazioni di bonifica sono centinaia i feriti e almeno 65 gli sminatori morti. Solo in Lika se ne conterebbero una trentina. Quest'area- ricordiamo - è stata teatro di cruenti combattimenti tra i ribelli serbi ed esercito federale e difensori croati. Impegnate nella zona le unità difensive provenienti da Fiume e dall'Istria. Nonostante la vasta campagna di sminamento e l'incessante lavoro degli artificieri rimane ancora molto da fare. Bonificate le valli e i terreni agricoli, le operazioni sono rivolte ora alle zone forestali. Secondo alcune fonti ci sarebbero ancora almeno 250 chilometri di territorio tra sicuramente minato o sospetto e dunque a rischio. Le due vittime di Čanak sono state ricordate con un minuto di silenzio dal Parlamento croato riunito per discutere della mozione di sfiducia al premier Plenković.

(lpa)

Foto: MMC RTV SLO/Foto: Hina/EPA
Foto: MMC RTV SLO/Foto: Hina/EPA