Si snoda su tre piani ed è una realtà multidisciplinare frutto di un lavoro che ha visto impegnati studiosi ed esperti di cultura istriano-fiumano-dalmata che hanno dato vita a un percorso rispettoso della tradizione, della storia e attento alla vasta bibliografia esistente su questi territori. Foto: Provincia di Trieste
Si snoda su tre piani ed è una realtà multidisciplinare frutto di un lavoro che ha visto impegnati studiosi ed esperti di cultura istriano-fiumano-dalmata che hanno dato vita a un percorso rispettoso della tradizione, della storia e attento alla vasta bibliografia esistente su questi territori. Foto: Provincia di Trieste
Civico Museo della Civiltà Istriana Fiumana Dalmata
Il museo racconta la civiltà istro-quarnerino-dalmata ripercorrendo le sue tappe principali nei suoi due millenni di storia intessuti di cultura latina, romanza e veneta fino al drammatico periodo dell'esodo del secondo dopoguerra. Foto: Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
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Il Museo della civiltà istriana, fiumana e dalmata di Trieste è diventato realtà. Dopo un’attesa durata quasi trent’anni, il progetto fortemente voluto dall'IRCI, l'Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata di Trieste, ha visto finalmente la luce davanti a numerose autorità e a tantissima gente, in particolare esuli e loro famigliari ma anche tantissimi curiosi provenienti appositamente dall’Istria e da Fiume. Il taglio del nastro è toccato al sindaco e alla presidente dell’IRCI, Chiara Vigini. Nei discorsi introduttivi è stato rilevato che si tratta di una struttura unica nel panorama regionale dei musei che occupa un posto di rilievo soprattutto perché, muovendosi da una prospettiva storica, vuole inserire la sua attività in un contesto culturale sovraregionale e sovranazionale, vivace e fortemente connotato da uno spirito europeo. Questo è un atto dovuto da parte della città agli esuli istriani, fiumani e dalmati, ha detto Cosolini. “Trieste è la capitale morale degli italiani dell'Adriatico Orientale – ha dichiarato il sindaco, - una città contaminata dal punto di vista storico e culturale. Può testimoniare le vicende, i luoghi, i protagonisti di una storia straordinariamente drammatica. Con questo museo collochiamo il grande patrimonio di questa civiltà nella nostra storia, per ricordare momenti difficili che spesso ci hanno diviso ma anche per costruire assieme quel futuro di coesione e amicizia che tutti vogliamo.”

Di sogno che si realizza dopo decenni ha invece parlato la presidente Vigini. “Questo vuole essere – ha rilevato - un museo della guerra per la pace, perché parla di guerra ma anche di tanti modi di vivere la pace. Se l'esodo ha messo un velo a oltre 2000 anni di civiltà, con questo museo le restituiamo la vita. Per aprirlo ci sono voluti davvero tanti anni, negli ultimi tre abbiamo combattuto, in quest'ultimo abbiamo corso per arrivare alla meta.” È un museo diverso da tutti gli altri – ha sottolineato Maria Masau Dan, direttrice dei Civici Musei di Trieste. “Al suo interno - ha sottolineato - vedrete un'ampia gamma di temi istriani, fiumani, dalmati: reperti archeologici come la mitica capretta simbolo dell'Istria risalente al quinto secolo avanti Cristo, una sezione dedicata al lavoro agricolo e di mare, una che si concentra su tradizioni e usi e costumi dell'Istria.”

Il museo racconta infatti la civiltà istro-quarnerino-dalmata ripercorrendo i suoi due millenni di storia intessuti di cultura latina, romanza e veneta fino al drammatico periodo dell'esodo del secondo dopoguerra. Si snoda su tre piani ed è una realtà multidisciplinare frutto di un lavoro che ha visto impegnati studiosi ed esperti di cultura istriano-fiumano-dalmata che hanno dato vita a un percorso rispettoso della tradizione, della storia e attento alla vasta bibliografia esistente su questi territori. Ci si può immergere nell'Istria agricola e marinara, vedere da vicino gli strumenti del lavoro contadino e la vita dei pescatori, entrare in un'aula scolastica o in una bottega artigiana, avvicinarsi ai costumi, alle tradizioni e agli oggetti della vita quotidiana. Molto ricca la parte multimediale di cui fa parte pure il documentario sulla letteratura dalmata realizzato da TV Capodistria.

Assieme agli oggetti e ai documenti messi a disposizione dall'IRCI, buona parte dei quali provengono dall'ormai famoso magazzino 18 narrato nello spettacolo di Simone Cristicchi, vengono esposti reperti archeologici, opere d'arte, documenti, libri, stampe, disegni e fotografie di prioprietà dei Civici Musei di Storia ed Arte e del Museo Revoltella, ma anche di numerosi collezionisti privati. L’idea di costituire il Museo della civiltà istriana, fiumana e dalmata era stata abbozzata dalle associazioni degli esuli fin dai primi anni Ottanta. Il progetto è poi partito nel 1998 quando il Comune di Trieste ha concesso in comodato d’uso il palazzo di via Torino all’IRCI affinché questo disponesse di una sede adeguata ad ospitare le memorie della comunità che dopo la seconda guerra mondiale aveva lasciato la propria terra d’origine.

All’apertura del Museo erano presenti pure numerose le personalità provenienti dall'Istria e da Fiume fra cui il presidente della Giunta esecutiva dell'Unione Italiana, Maurizio Tremul, il deputato italiano al parlamento sloveno, Roberto Battelli e il direttore del Museo Regionale, Luka Juri. Da rilevare che pure l'Unione Italiana ha destinato un contributo significativo al Museo della civiltà istriana, fiumana e dalmata grazie ai fondi che l'Italia riserva alla Comunità Nazionale Italiana in Slovenia e Croazia.


ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO

  • Martedì, mercoledì, giovedì 9 - 13
  • Venerdì, sabato 13 – 17.30
  • Domenica 10 - 17

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