Ricko o Zombie Boy, i suoi tatuaggi coprono l'80% del suo corpo. Foto: Rodrigo Esper / Flickr (CC)
Ricko o Zombie Boy, i suoi tatuaggi coprono l'80% del suo corpo. Foto: Rodrigo Esper / Flickr (CC)
Mutant Giant Spider Dog
Il filmato su Youtube intitolato »Mutant Giant Spider Dog« o cane ragno, nel 2014 è stato uno dei video più cliccati. Foto: SA Wardega / Youtube
Webolution: Passione horror

Il mito degli zombie

Sul perché gli zombie piacciano tanto da invadere senza sosta i cinema, le serie tv, la musica e le nostre librerie, si potrebbe scrivere un saggio. Uno di quei libroni che mescolano cultura pop, horror e psicanalisi con qualche spruzzata di sociologia e richiami all’attuale crisi finanziaria. Da un lato sono le mode dell’industria dell’intrattenimento a spingere certi temi, dall’altro, gli zombi ci sbattono in faccia il più grande tabù dell’umanità: la morte. Paradossalmente, dagli zombie ci si può difendere, e dunque, forse, il lettore/spettatore, pur soggiacendo al loro fascino orrido, ha l’impressione fallace di poter combattere contro la morte, che invece è ineluttabile.

Parlando di zombie, »Thriller« fu un successo immenso e da allora almeno tutti una volta, e con pessimi risultati, si sono cimentati nel ballo dei morti viventi. Recentemente anche Lady Gaga ha ammesso di essersi inspirata proprio a Michael Jackson per il video »Born this way«: nonostante l'abito elegante, la citazione zombie appare più che evidente. Gaga si dimena senza sosta in compagnia di un modello canadese che si definisce zombie per passione e non per la sola durata del videoclip. Si chiama , ma è chiamato anche Ricko o Zombie Boy. I suoi tatuaggi coprono l'80% del suo corpo rendendolo molto simile ad un cadavere ed è molto richiesto per sfilate di moda e pubblicità.

Serial televisivi, romanzi, film e fumetti hanno riportato in auge la fine del mondo per mano e fauci, dei morti viventi, che siano essi i classici ritornanti romeriani, oppure gli zombie in stile sciame del film con Brad Pitt. Quanto gli zombie siano radicati nell'inconscio collettivo basti pensare che la terza chiave di ricerca più digitata su Google USA è zombie apocalypse. Non troppo tempo fa il direttore del CDC (Centers for Disease Control) ha rilasciato una strana dichiarazione: »Se siete equipaggiati per far fronte a un attacco in massa di zombie, dovete essere pronti per affrontare un uragano, un’epidemia, un terremoto o un attacco terrorista.« Ma era poi un comunicato davvero così scherzoso? Non è stato reso noto. Provando a cercare la parola zombie sul sito del CDC, si ottengono ben 1940 risultati. Su questo sito governativo tra le cose più interessanti che si trovano c’è per esempio il documento »Preparazione alla Pandemia Zombie«, scaricabile gratuitamente in formato PDF. Si tratta di un fumetto a scopo didattico, che istruisce i lettori sul da farsi in caso di apocalisse zombesca. Non vi stupirà quindi scoprire che nei gruppi di survivalisti di mezzo mondo la preparazione alla sopravvivenza in caso di pandemia zombie ha superato, per fascino e materiale prodotto, quella dedicata alle invasioni aliene e ai megadisastri naturali. Passato il dicembre 2012 sono svaniti i timori, o le aspettative, per l’Apocalisse Maya, quindi i nostri amici morti viventi si sono trovati all’improvviso senza uno dei loro più agguerriti contendenti. Sicché oggi è possibile trovare una marea di materiale serio e senza alcun retrogusto ironico sul come affrontare la fine del mondo di tipo romeriano. Tutta roba pensata per istruire i survivalisti a sopravvivere al giorno in cui i defunti usciranno dalle bare per divorare i vivi.

Zombie, mass media e social

Ai mezzi di comunicazione di massa tanto piacciono gli zombi. Conoscete ad esempio il gioco di strategia piante contro zombie in cui il protagonista deve salvare la propria casa da una lenta invasione degli zombie utilizzando delle graziose piantine che vanno dalla spara piselli gelati, sino al granturco catapulta? Il videogioco ha riscosso un tale successo che ne esistono anche rappresentazioni dal vivo. C'è anche »Orgoglio e pregiudizio e zombie«, riduzione cinematografica del romanzo caso letterario 2009 che rivisita in chiave horror il celeberrimo lavoro di Jean Austin. Come non citare poi le serie tv, la più nota, »The walking dead«, tratta dall'omonimo fumetto, molto seguita ma anche molto critica dai puristi dell'horror, pare infatti ci siano pochi morti viventi e troppi sentimenti tanto che è stata definita una soap opera sugli zombie. E via ai sentimentalismo anche nal film »Warm bodies« che narra la storia di due teenager che s'innamorano, l'unico problema è che lui è uno zombie. Largo al cinismo invece con la serie inglese »Death set« ambientata nella casa del Grande Fratello. La storia narra di città invase dagli zombie e gli ultimi superstiti, ignari però di quello che sta accadendo, sono i reclusi del reality.

Se il carnevale e halloween non bastano per immedesimarsi in questi personaggi un po' decadenti ecco che si moltiplicano nel mondo le zombie walks. Si tratta di veri e propri raduni di persone abbigliate e truccate da cadaveri ambulanti. Una sorta di rito collettivo, una passeggiata in maschera o semplicemente un pretesto per riempirsi la faccia di ferite, graffi e altre porcherie. Ma se non avete voglia di uscire di casa ma vi piace comunque essere uno zombie, sappiate che ci sono numerosi social network dedicati ai morti viventi. »Zombie passions« è quello per i più romantici, in cerca dell'anima gemella piuttosto che di cervelli e budella da divorare.

Scary pranks

Il terrore è nella mitologia e nelle forme artistiche di ogni civiltà umana. A quanto pare alla gente non bastano i film e romanzi di orrore, ora più che mai, si è diffusa la moda di fare degli scherzi ovviamente dal sapore noir. Il filmato su Youtube intitolato »Mutant Giant Spider Dog« o cane ragno, nel 2014 è stato uno dei video più cliccati. Il cagnolone vive in Polonia, e il suo proprietario ha avuto un’idea folle: gli ha costruito un costume da ragno gigante, con delle zampe grosse e pelose, mandato a passeggiare tra vicoli scuri e dentro gli ascensori dei parcheggi. Il video ha spopolato ed è ancora molto cliccato. Da notare, a parte le reazioni spaventate degli ignari passanti di fronte al temutissimo mostro, l’espressione assolutamente tranquilla e pacifica dell’amico a quattro zampe, che si aggira come se niente fosse per la strada, inconsapevole del costume che porta addosso e di come appare agli occhi delle persone.

Per usare un linguaggio per così dire più tecnico, questi scherzi vengono chiamati scary pranks e consistono in burle di vario tipo, solitamente fatte all'aperto e durante le ore notturne. Il più delle volte vengono terrorizzati dei poveri passanti ignari di quello che stanno per vedere o delle reazioni che loro stessi avranno. Il bello, relativamente parlando, è che gli scherzi in genere sono studiati e organizzati talmente bene, che la gente in quel momento non immagina neanche lontanamente che quello al quale sta assistendo potrebbe essere effettivamente frutto di un »prank«. I manichini, gli strumenti, alcuni veri, come gli estintori e il lanciafiamme, la scenografia, gli effetti speciali e il trucco, sono straordinariamente dettagliati, così da rendere l'atmosfera ancora più realistica e, di conseguenza, traumatizzante per alcuni.

Uno dei scherzi diventati virali è quello del clown assassino. Praticamente un clown dal volto orribile si nasconde nei garage, nei sottopassaggi, parchi o bagni pubblici, pronto a uccidere il primo passante. Lo scherzo è già stato visto da oltre 4 milioni di utenti e porta la firma di un duo italiano che si fa chiamare »The Show«, più precisamente Alessio Stigliano e Alessandro Tenace. Il loro canale Youtube conta oltre 300 mila iscritti importando in Italia, sul solco dell’esperienza americana, scherzi ed esperimenti sociali. Come reagirà l’italico popolo a comportamenti fuori dal comune e ben oltre il limite della demenza? In realtà le vittime vengono in qualche modo scelte per evitare rischi: solo maschi giovani e in buona salute, nessuna donna, nessun anziano, nessun invalido. Le situazioni sono varie, ma come reagiscono le vittime dello scherzo? C’è chi la prende bene e ride, chi continua a scappare anche dopo la rivelazione. Sempre secondo gli autori delle candid camera, il montaggio dei video aggiunge ulteriore paura alle scene. Ad ogni modo, se il loro obiettivo era quello di far discutere, ci sono riusciti.

Prank advertising

Gli scary pranks possono essere usati anche per la promozione di prodotti. Infatti, un team di creativi ha pensato di pubblicizzare l'uscita al cinema del remake del film horror anni '70 »Carrie«. L'idea è risultata vincente perchè il video ha ottenuto più di 50 milioni di visualizzazioni in poche settimane. Nel video una ragazza litiga con un ragazzo in una caffetteria e, senza nemmeno toccarlo, lo alza da terra e lo sbatte contro il muro, fra le espressioni terrorizzate e le grida dei clienti. Non solo, le basta muovere le mani per spostare gli oggetti a distanza, ma anche lei sembra non essere cosciente dei suoi poteri. L'operazione analoga è stata fatta anche per il lancio del film horror »Annabelle«.

I brand si trovano di fronte un cambio generazionale sul modo di fare comunicazione ai loro prodotti/servizi. Ormai il mondo cambia, e quello dei media si arricchisce giorno dopo giorno di nuovi canali dove poter comunicare la propria presenza, cercando un numero di contatti sempre maggiore. Se prima bastava uno spot in tv o in generale una campagna di comunicazione per generare visibilità, oggi sempre più brand, cercano di aggiungere o sostituire le tradizionali forme di pubblicità, con nuove forme pubblicitarie, che comprendono social network, ed in generale, tutte le attività di comunicazione di marketing diverse dalla pubblicità tradizionale. L’obiettivo è virare verso un tipo di comunicazione dove le persone possono condividere con una foto o un video dei momenti emozionanti con i propri amici e conoscenti. È così che l’agenzia di comunicazione »ThinkModo« ha lanciato in auge il fenomeno della prank advertising, cioè una comunicazione basata sullo scherzo, che ha l’intenzione di attirare un numero elevato di contatti attraverso l’effetto virale delle sue manifestazioni. Infatti se l’evento si svolge in un contesto che coinvolge un numero ristretto a poche decine di persone, la sua portata virale è irresistibile, e porta al formarsi di veri e propri tormentoni che durano settimane, se non mesi, sui principali social network e su Youtube, e attira l’attenzione dei canali di comunicazione tradizionali come giornali, tv e radio, incuriosite e pronte a cavalcare l’onda del successo mediatico dell’evento.

Gli scherzi horror sono molto divertenti per chi li guarda, ma di certo terrificanti per chi ha vissuto quei momenti e che di certo non ha colto, quantomeno in quel momento, la vena ironica di queste gag. Immagini che, esattamente come i film horror di grande successo, con un mix di musiche e sceneggiature giuste, strappano di certo risate ma anche qualche brivido lungo la schiena. Comunque sia gli autori di questi video si godono la fama del tubo, pensate che i canali più famosi registrano da 220.000 iscrizioni in un giorno e 680.000 in una settimana. Ma questo successo è davvero condiviso da tutti? Ovviamente no. Molti lanciano delle fortissime invettive contro questi canali e i loro video, accusandoli di procurato allarme, disturbo della quiete pubblica e di pessimo gusto. Comunque sia, c'è da dire che dietro a questi scherzi si cela sicuramente della creatività e dell'impegno, ma ci viene da chiederci se è giusto o meno farli. Voi come la prendereste se uscendo nel parco foste vittima di uno di questi prank? E sopratttutto, quando lo scherzo, ci auguriamo di no, finirà in tragedia, chi ne pagherà le conseguenze?


Webolution

Webolution si prefigge di approfondire tendenze e attualità riguardanti il mondo del web. Ogni puntata affronta un tematica sfruttando l'immensa mole di materiale foto/video caricato in rete.

Webolution: Passione horror